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27 ottobre 2010

Catania, la partecipazione diretta arriva in Comune

Regolamento attuativo degli istituti di partecipazione popolare, il consiglio comunale approva all'unanimita'. Il comitato Noi Decidiamo: "dopo 15 anni, finalmente i catanesi potranno esercitare pienamente i loro diritti di cittadini".

Con grande orgoglio il Comitato Noi Decidiamo è felice di annunciare a tutti i cittadini catanesi che dopo quindici anni di attesa il regolamento attuativo degli istituti di partecipazione diretta dei cittadini previsti dallo Statuto è stato finalmente approvato dal Consiglio comunale.

*Con voto unanime*, l'Assise cittadina ha ieri sera espresso voto favorevole alla nostra proposta di regolamento presentata un anno e mezzo fa sotto forma di petizione e recepita poi da alcuni consiglieri comunali.

Nel 2007 un gruppo di cittadini si erano riuniti nel Comitato "Noi Decidiamo" con l'obiettivo di ottenere l'attuazione dei loro diritti (diritto di petizione, di istanza, di udienza, di consultazione popolare, di referendum consultivo/propositivo/abrogativo) e dopo più di tre anni di duro
lavoro finalmente il risultato è stato raggiunto.

Con viva commozione i membri del Comitato consegnano virtualmente questo regolamento attuativo ai loro concittadini, affinché possano usufruirne per fare pesare la loro opinione nella risoluzione dei problemi della città, per vivere attivamente le scelte che li riguardano, per realizzare finalmente un serio ed attivo contributo alla crescita civica di Catania.

La vera sfida inizia proprio adesso.

COMITATO NOI DECIDIAMO
Referente: Mirko Viola - Tel. 3406892762



30 agosto 2010

Per essere cristiani bisogna essere berlusconiani?

La lettera di Padre Salvatore Resca, viceparroco della Parrocchia S.S. Pietro e Paolo di Catania in merito alle recenti polemiche tra il settimanale "Famiglia Cristiana" ed alcuni politici italiani.

I vari "Bondi, Gasparri, Sacconi, Gelmini..." che si autodefiniscono "cattolici" hanno qualche volta letto il Concilio Vaticano II° (Gaudium et spes, n°43) dove, a chiare lettere, si dice che le scelte politiche dei credenti sono affidate allo spessore della loro fede, alla loro capacità di compiere scelte non ispirate da interessi, ma suggerite dal vangelo? Dove si dice ancora che è possibile e "legittimo" esprimere un "giudizio diverso sulla medesima questione" quando si tratta di valutazioni politiche, e non di verità di fede?

Cosa pensare di Buttiglione che vuole far rinascere l'unità politica dei cattolici o dei ciellini che, stupiti dalla critiche al cavaliere, paragonano Famiglia cristiana al "Fatto" o all'"Unità"?

Per essere veri cristiani, dobbiamo prima essere berlusconiani?

Oppure il sottoscritto, che domenica prossima celebrerà il sacramento del battesimo dovrà modificarne il rito, chiedendo ai padrini (non si può purtroppo chiederlo ai battezzandi) di credere, prima che in Dio, a Berlusconi?

Catania, 26 agosto 2010

Don Salvatore Resca

vice parroco ai Santi Pietro e Paolo

Catania


30 agosto 2010

Effetti collaterali di un Paese "laicamente ingessato"...

di Gaspare Serra, dal blog "Panta Rei"
 
“Reato” e Peccato”: quale la differenza?

 
Nel 1764, nell’opera “Dei delitti e delle pene”, il giurista e filosofo milanese Cesare Beccaria declarò una distinzione temeraria per l’epoca: quella tra “peccato” e “reato” (ragion per cui l’opera fu destinata ad essere iscritta nell’indice dei "libri proibiti").

 
Sulla scia del pensiero precursore di Thomas Hobbes (che già un secolo prima dichiarava che “se i reati son peccati… non tutti i peccati son reati”!), l'illuminista Beccaria sostené che:
- mentre il “reato” consisterebbe in un danno arrecato all'intera collettività, tale per cui il responsbaile di tale atto meriterebbe di essere giudicato dalla Società nei modi e nelle forme dalla stessa stabiliti (diremmo oggi, dalla Giustizia ordinaria);
- il “peccato”, invece, non sarebbe altro che un’offesa arrecata a Dio, ragion per cui il suo autore meriterebbe (almeno per chi è credente) di essere giudicato (punito o perdonato) solo da Dio.

(leggi tutto)

 

 


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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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